Appartiene all’uso linguistico comune dei detti e dei gerghi quella proverbiale ed efficace affermazione secondo la quale “ogni medaglia ha il suo rovescio”, utilizzata per definire una qualsiasi cosa, persona o circostanza portatrice di un valore, di una virtù, ma che come quasi tutte le cose conserva un altro aspetto, un’altra faccia, quella meno apprezzata o, meglio, il suo vero difetto.

Analogamente, ritengo che il partito democratico sia nella logica della sua fondazione come una medaglia, un prestigioso vessillo da appuntare con orgoglio sul petto della democrazia, intesa nella sua accezione storica quale un lungo e sofferto percorso di riconoscimento del potere al popolo, e che è approdato proprio col Pd a un vero progetto di potere dal basso. Ottime intenzioni, un potenziale inespresso e pessimi risultati. Ma il significato efficacemente espresso con l’affermazione metaforica sulla medaglia e il suo rovescio, non vuole rappresentare il Pd tout court. Perché la medaglia più bella, quella più splendente da mostrare a tutti è soprattutto il concetto di fondo sul quale deve basarsi questo progetto politico, che viene prima del partito e che nel partito deve trovare il suo sfogo naturale.

Eppure questa filosofia di fondo che doveva essere una virtù da mostrare a tutti è diventata il suo difetto maggiore che sta determinando buona parte degli insuccessi del partito, e quindi la sconfitta di un’idea. Parliamo della democrazia, della possibilità di partecipazione di tutti, dell’uguaglianza, dei diritti, del confronto, del progresso culturale. Insomma quanto di più alto e nobile possa instillarsi nel fare politica, ovvero nel rappresentare le persone ed essere al massimo la loro testa di ariete con la quale scardinare le difficoltà e risolvere i problemi, e non il contrario.

Ma in questa fase, che in realtà potrebbe già chiamarsi epoca visto da quanto tempo va avanti, questo trend al ribasso va sempre più marcandosi soppiantando il vero progetto che tutti sembrano aver dimenticato. Il fatto di avere tutti le stesse possibilità e diritti di rappresentanza, si sta trasformando in una guerra fratricida. Ognuno rivendica per sè una presunta posizione di predominanza maturata. Il confronto è scontro, la tutela di quell’idea di base è divenuta egoismo. La voglia di cambiamento e di crescita culturale e politica si è trasformata in un pollaio. La democrazia è arrivismo.

Una enorme guerra fatta di tanti campi di battaglia, come quelli delle Province. E più si restringe il campo e più paradossalmente aumentano le contrapposizioni e le divisioni. Ognuno dice la sua e intanto si perde di vista il vero obiettivo, che sono i problemi quotidiani delle persone. Altro che demagogia, basta guardarsi attorno e seguire solo un po’ della cronaca politica provinciale per accorgersi come il dibattito sia, ancora una volta, l’ennesima volta, concentrato sul tema della rappresentanza, dai congressi provinciali a quelli nazionali.

Ci continuiamo ad aggrovigliare su noi stessi, e le persone le abbiamo perse di vista già da molto tempo. Sono in Consiglio comunale a Formia, consigliere di maggioranza e capogruppo Pd. Sono vicino alle persone, anzi, meglio, sono loro che hanno deciso di stare vicino a me. Mi hanno scritto il programma come candidato alle primarie comunali, e quotidianamente mi suggeriscono cosa c’è da fare. Questo deve essere il partito democratico.

Nelle nostre città ci sono persone disperate e, per alcune di queste, il problema piùgrande è diventato addirittura garantire almeno due pasti per loro e i propri figli. Se allora demagogia vuol dire stare vicino alle persone per ascoltarle meglio, viva la demagogia. Perché la democrazia fatta dai politici in carriera la lascio fare a loro.

È arrivato il momento di girare quella medaglia sul nostro petto dalla parte giusta, andare in giro a mostrarla a chi non l’ha mai vista, metterla al collo di chi vuole portarne una, toglierla a chi la porta ostinatamente dalla parte sbagliata. A quel punto, nel fare ciò, non ce ne saremo neanche accorti, ma ci troveremo già in mezzo alla gente e loro tra noi, e tutti insieme ci staremo occupando del cambiamento, perché saremo noi stessi quel cambiamento.

Categorie: Politica

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